lunedì 31 marzo 2008

"Boicottaggio" della stampa...?

Da sempre, ad ogni iniziativa, elettorale e non, informiamo la stampa locale, "Corriere di Caserta" e "Mattino" e, quasi sistematicamente, i nostri comunicati vengono totalmente ignorati, soprattutto in questa fase di campagna elettorale. I referenti di tali testate vengono puntualmente invitati alle nostre iniziative, come l'ultima in piazza Lucilio con l' On. Gennaro Migliore e quella di inaugurazione della nostra sede avvenuta nello scorso dicembre, ma non abbiamo mai avuto il piacere di una loro partecipazione e, di conseguenza, di un minimo trafiletto nelle pagine su Sessa Aurunca.

L'ultimo caso ha riguardato il comunicato stampa di soldarietà al Senatore Tommaso Sodano, ionviato al corrispondente del Corriere di Caserta, che riportiamo di seguito:



"La Sinistra Aurunca – Sinistra Arcobaleno di Sessa Aurunca, esprime tutta la sua solidarietà al Senatore Tommaso Sodano, presidente della Commissione Ambiente al Senato e capolista al Senato collegio Campania per la Sinistra Arcobaleno, per le gravi minacce subite. Il 17 marzo scorso, presso la sede della Sinistra Arcobaleno di Pomigliano d’Arco (NA), è stata rinvenuta una busta con otto pallottole ed una lettera con chiare minacce di morte di stampo camorristico a lui indirizzate: «Tu sei un comunista. Vai via da Pomigliano, se no ti metterò a riposo. Lo devo fare per forza maggiore. A Roma non ti vogliono tanto bene e né io né i miei amici te ne vogliamo. Pomigliano deve essere libero da comunisti....».
Minacce che, come quelle subite dalla Giornalista del Mattino, Rosaria Capacchione, dal P.M. Raffaele Cantone e da Roberto Saviano, tentano di bloccare “l’impegno al servizio del Paese per la liberazione dell'economia dal ricatto della criminalità organizzata e per l'affermazione di una cultura in grado di coniugare lo sviluppo, la salute dei cittadini e la coesione sociale”, come giustamente sottolineato dal nostro candidato premier Fausto Bertinotti. "




Ci chiediamo come mai veniamo ignorati sitematicamente, soprattutto se si considera che siamo l'unica forza politica che, almeno sino ad ora, ha ancora il coraggio di confrontarsi pubblicamente con l'elettorato.

martedì 18 marzo 2008

Minacce di morte al Senatore Tommaso Sodano

«Non credo di voler fare l'eroe, né di avere particolari qualità. Ma per me la politica o è o non è. E dunque la cosa che sento di dire è andiamo avanti perché questa terra non può essere solo "natura morta"». Tommaso Sodano ne resta convinto, nonostante ciò che è accaduto. Ieri mattina presso la sede del nuovo circolo della Sinistra Arcobaleno a Pomigliano d'Arco (Napoli, ndr) sono state trovate una busta contenente otto proiettili e una lettera con minacce di morte al presidente della Commissione Ambiente del Senato. Sulla lettera un messaggio fortemente intimidatorio. «Tu sei un comunista. Vai via da Pomigliano, se no ti metterò a riposo. Lo devo fare per forza maggiore. A Roma non ti vogliono tanto bene e né io né i miei amici te ne vogliamo. Pomigliano deve essere libero da comunisti....». «E' evidente - spiega lo stesso Sodano - che si tratta di una minaccia. Purtroppo la camorra ormai tenta anche con queste azioni di intimidire l'azione dello Stato». Nei giorni scorsi sono state fatte altre intimidazioni a una giornalista del Mattino così come ad un magistrato. «Un messaggio così in campagna elettorale - continua il senatore Rc - è un segnale chiaro. Siamo andati a toccare interessi probabilmente molto forti su un territorio "caldo". Tre settimane io stesso sono intervenuto per revocare una serie di subappalti a delle imprese di calcestruzzo "colluse" con la camorra nella gestione dei rifiuti. Purtroppo nell'imprenditoria - precisa - ci sono delle zone di confine, di border line che riescono ad infiltrarsi anche nella parte sana dello Stato. C'è la sensazione netta - continua - e questa è la convinzione degli stessi inquirenti che sia stato colpito qualche forte interesse». Tommaso Sodano ne è convinto. Ma - ammette - «nonostante la preoccupazione non ho alcuna intenzione di mollare. Andrò avanti anche perché sono convinto che la strada giusta sia questa: combattere la camorra in tutte le sue forme, in tutte le sue articolazioni». A Sodano è andata ieri la solidarietà di tutte le forze politiche oltre a quella dei tanti, associazioni e movimenti, che operano sul territorio. «Nell'apprendere la notizia del grave gesto intimidatorio di cui sei stato fatto segno - scrive il presidente della Camera dei deputati - desidero esprimerti, caro Tommaso, la mia più intensa solidarietà unitamente all'auspicio per il prosieguo del tuo impegno al servizio del Paese per la liberazione dell'economia dal ricatto della criminalità organizzata e per l'affermazione di una cultura in grado di coniugare lo sviluppo, la salute dei cittadini e la coesione sociale». Così ancora lo stesso presidente del Senato Franco Marini ha voluto personalmente telefonare al senatore coinvolto nella triste vicenda «auspicando - si legge nella nota inviata da Palazzo Madama - che si faccia presto luce su fatti così inquietanti». «Non solo solidarietà - commenta ancora Gennaro Migliore, presidente dei deputati Rc-Sinistra arcobaleno e capolista in Campania - ma va a Sodano soprattutto il riconoscimento di un lavoro straordinario espressione di una lunga battaglia contro la mafia, la camorra, il malaffare e la tutela della salute e dell'ambiente dei cittadini campani». «Sodano rappresenta pienamente - sottolinea Migliore - un percorso di lotte che Rifondazione Comunista, e la sinistra tutta, hanno svolto in questi anni».

Da "Liberazione" del 18 marzo 2008

giovedì 13 marzo 2008

Intervista del "Quotidiano Nazionale" al Senatore Tommaso Sodano / ECCO PERCHE' HO DENUNCIATO BASSOLINO ALLA MAGISTRATURA


Sintesi dell'intervista al "Quotidiano nazionale" così come riportata dall'agenzia di stampa Adnkronos

Roma, 5 mar. - (Adnkronos)- "All'inizio nessuno capì. Ricevetti diverse telefonate da amici del governatore che mi chiedevano di segnalargli qualcuno per questo o quell'incarico, ma ho sempre rifiutato. Dopo le lusinghe, sono cominciati gli attacchi personali: le accuse pubbliche, i messaggi privati. Cose tipo un coniglio sgozzato davanti casa". Il senatore di Rifondazione Tommaso Sodano spiega cosi', in un'intervista al "Quotidiano Nazionale" la sua denuncia alla magistratura, nel 2002, del presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, sottolineando che lo scandalo dei rifiuti e' "solo la punta dell'iceberg".

E Sodano, se sottolinea che "a livello nazionale" puo' contare "sul sostegno di tutti", a livello locale ammette che "non tutti la pensano come" lui. Quindi spiega che "la decisione di fare la crisi" nella giunta campana "compete alla segreteria regionale dove c'e' un dibattito acceso". Ma subito sottolinea ancora che Bassolino "non e' piu'" salvo. "Bertinotti e Giordano -afferma- hanno parlato chiaro: il 10 maggio il commissario per i rifiuti De Gennaro terminera' il proprio lavoro e se Bassolino non si sara' dimesso, l'11 apriremo la crisi".

Sodano, inoltre, spiega che Veltroni sulla questione tergiversa "perche' Bassolino e' protetto da D'Alema e perche' siamo sotto elezioni. In Campania, a dispetto di tanti proclami di rinnovamento, il Partito democratico e' ancora nelle mani del governatore e Veltroni teme di perdere consensi", mentre "il centrodestra campano non ha mai fatto una forte opposizione".
Sodano, quindi, riferisce che "tutti i nomi di peso del Pdl hanno amici o familiari che lavorano grazie a Bassolino. Al Sud, purtroppo funziona cosi'. ma lo sa la cosa che mi dispiace di piu'? Il fatto che ora sembra che l'unico problema di Napoli e la Campania siano i rifiuti. Invece i rifiuti sono la punta dell'iceberg".

"Quando ebbe il suo primo mandato come sindaco di Napoli, Bassolino -spiega l'esponente del prc- fu bravissimo e concesse assai poco ai potenti locali. La deriva inizio' quando cumulo' la carica di sindaco con quella di ministro del Lavoro nel primo governo D'Alema, e il bubbone esplose con la sua candidatura a governatore nel 2000".

"Perche' -dice- scese a patti con tutti: a De Mita lascio' carta bianca nella gestione della Sanita', a Mastella delego' tutto cio' che concerneva l'Ambiente..." e per se', conclude Sodano, Bassolino "tenne la gestione dei fondi comunitari: milioni di euro sul cui utilizzo nessuno ha mai potuto mettere becco".

mercoledì 12 marzo 2008

Presentazione programma Sinistra Arcobaleno a Sessa

Giovedì 13 marzo alle ore 18.30, nel Salone dei Quadri del comune di Sessa Aurunca in Piazza Castello, presentazione del programma della Sinistra Arcobaleno.

Interverranno:
Giacomo De Angelis - Candidato al Senato
Gianni Cerchia - Candidato alla Camera
Enzo Falco - Candidato al Senato
Maria Grazia Ciorra - candidata alla Camera
Giosuè Bove - Segretario provinciale Rifondazione Comunista

Modera Silvio Izzo - Sinistra Arcobaleno Sessa Aurunca

Partecipano
Maria Carmela Caiola - Assessore provinciale all'ambiente ed ecologia
Enzo Compagnone - Assessore comunale alle politiche giovanili

L'assemblea è aperta a tutti

Un monarca, per favore

Pubblichiamo di seguito l'editoriale della Rossanda pubblicato lunedì 10 marzo sul Manifesto, che riteniamo utile ed interessante da leggere.

Quaranta anni fa, dopo il 1968, c'era a ogni assemblea una discussione su chi potesse aprirla, presiederla e chiuderla, nella generale presa di parola che dilagò in Italia e in gran parte d'Europa. Ognuno sentì che poteva e doveva parlare, esporsi, assumersi delle responsabilità, partecipare a una decisione rifiutando di delegarla ad altri, perché ogni mandato rappresentativo portava in sé il verme della gerarchia e della burocratizzazione. Adesso, quegli ardenti giovani sono almeno cinquantenni e assieme alla loro prole non sembrano desiderare altro che dare una delega al più presto e a un leader che presenti un'immagine attraente, capace di decidere per tutti, perlopiù autocandidato dopo un vasto lavorio, sul quale discutere fra pochi e per un poco, e mandare al voto popolare affidandoglisi per cinque anni senza essere più seccati. In capo a quella scadenza si giudicherà se confermarlo o no, nel mandato. Questo è il sugo della democrazia moderna e, come dice Veltroni, semplificata e non si rompano ulteriormente le scatole.Nel giro di una generazione s'è dissolta l'acerba critica che, nel nome di un bisogno e diritto assoluto di partecipazione di tutti e di ciascuno, investì la «forma partito» e ogni struttura organizzata. Verso di essi la sfiducia era duplice: qualsiasi organizzazione cristallizza livelli di comando che depotenziano l'assemblea. E nel medesimo tempo spersonalizzava le responsabilità in nome di una «linea» astratta dettata dal gruppo dirigente, lontana dalla complessità degli individui e delle individue che portavano avanti il cambiamento. SEGUE A PAGINA 2Perché di cambiamento si trattava, come sempre quando ingenti masse, stavolta un'intera generazione, si muovono. E in quale direzione era chiaro: allargare la sfera delle decisioni al limite fino alla partecipazione di tutti. Obiettivo difficile. Ma quella spinta spezzò luogo per luogo l'impermeabilità delle strutture politiche, economiche, civili, dalla fabbrica agli ospedali, che furono invase e pervase. Negli anni Settanta non fu «ideologia», fu esperienza di massa. Essa fragilizzava non solo i vecchi partiti ma i nuovi, e i gruppi extraparlamentari costituitisi sotto l'ondata del movimento, e lo stesso costituirsi nei movimenti di strutture d'una qualche stabilità. Uno dei maggiori problemi della democrazia, e non solo quella diretta, ma ogni democrazia che si rispetti, fu sperimentato da migliaia di soggetti, uomini e donne, giovani e vecchi, molti dei quali per la prima volta «facevano politica».In Italia durò quasi dieci anni, incontrando prima resistenze forti ma opache e poi, quando cominciò l'azione dei gruppi armati, la repressione si scatenò su quelli ma anche su di essa, che andò finendo. Oggi l'esito di quella stagione è surreale. Il concetto stesso di democrazia ne è uscito modificato ma in senso opposto a quello che aveva innervato la spinta d'urto iniziale. Oggi infatti ne siamo agli antipodi: prima niente delega, oggi avanti tutta con la delega, prima niente leader, oggi solo un leader, al massimo due per via dell'alternanza che si confrontino in lunghe sfide di immagine. Quando uno di essi avrà ottenuto dagli elettori anche pochi voti in più assicurandosi un consistente «premio di maggioranza», decida senza perdere tempo in parlamentarismi, comitati e assemblee, centralizzando di fatto i poteri fino alla scadenza fisiologica del mandato, che la società non deve accelerare né disturbare. (A meno che il leader sia scoperto in flagrante delitto di menzogna - possibilmente d'ordine personale, perché quella politica è un inconveniente ammesso).A uscirne a pezzi in Italia sono stati per primi i partiti del dopoguerra, dove la cristalizzazione burocratica s'era trasformata negli anni del Caf anche in monopolio di sempre meno giustificabili privilegi, quando non corruzioni e imbrogli con la scusa dei «costi della politica», producendo alla fine lo scandalo di Tangentopoli. Diversa fu soltanto l'origine della crisi del partito più partito di tutti, quello comunista, provocata non dalla corruzione ma dal dubbio sulla sua stessa ragione di essere dopo la caduta del Muro di Berlino. Dubbio che si presentò anche come la prima rottura di metodo: in capo a una notte di pensamenti, l'allora segretario Occhetto si presentò non alla segreteria o alla direzione del Pci ma in una popolare sezione di Bologna, di tradizione partigiana, proponendo a quegli stimati veterani di cambiare nome e bandiera del Pci per tenerlo fuori dal precipitare dell'Urss e ridare fiato a una nuova «Cosa». Fu uno choc, che quella sezione ingoiò, e da allora gli choc non sono cessati, sempre più diretti fra leader e base, leader ed elettori, leader e gente non più intercettata da un partito - perché il metodo della Bolognina non fu messo in causa da nessuno, tanto dovette sembrare liberatorio dalla cappa delle forme. Scomposte le quali, la divaricazione fra partito politico come luogo di elaborazione, cultura, interesse d'un gruppo politico-sociale e dirigente carismatico - che fino ad allora s'erano tenuti assieme - si è andata allargando, e dai partiti ha investito le istituzioni elettive modificando l'ossatura formale della rappresentanza. Inutile fare la storia. Sta di fatto che scomposto il partito, il militante si è andato confondendo con il simpatizzante, la base del partito del dirigente scivola nella base elettorale, il leader si candida da sé, cerca ex post un consenso e assume i comportamenti d'una figura carismatica dal quale si attende la parola. È fin paradossale che nel 2008, mentre le residue monarchie, in Spagna e Gran Bretagna, sono semplici portaparola dei governi, i capi di stato delle repubbliche presidenziali sono sempre meno garanti delle costituzioni e sempre più dirigenti assoluti dell'esecutivo. Addio alle distinzioni di poteri fra un capo dello stato, il potere legislativo e quello esecutivo - esse tendono a essere riassunte tutte nel capo dello stato. Con Mitterrand presidente, si diceva ancora il governo Rocard o Chirac o Jospin, mentre oggi, del governo presieduto da Fillon, è chiamato senz'altro il governo Sarkozy. In Italia il processo è più sornione, perché per ora non siamo ancora una repubblica presidenziale, ma le pressioni per divenirlo sono esplicite.Insomma dal «niente delega» del 1968 e seguenti si è passati alla quasi generale autoconsegna a un leader, mentre i poteri costituzionali e i contropoteri della repubblica rinunciano a funzionare. Se lo tentano, il presidente li sfida. In Francia, Sarkozy fa appello contro di essi per istituire la «pericolosità sociale» come sufficiente a tenere illimitatamente in galera anche chi ha scontato la sua pena, chiedendo e avendo l'appoggio delle famiglie delle vittime. Berlusconi ha fatto lo stesso contro la magistratura, che non è riuscita mai a condannarlo sul serio. Veltroni, leader del Pd, ha ottenuto un raid distruttivo della polizia contro un'incolpevole comunità romena a mo' di vendetta per ingraziarsi l'opinione.Ogni leader è ormai tentato dal populismo, arma (impropria) personale. Le leggi sono fredde e impermeabili, anche Veltroni si rivolge agli umori d'un popolo già di sinistra - come fa Berlusconi con quello di destra - che lui solo capirebbe e questo popolo volentieri gli si affida, a misura di quanto il senso comune democratico si sia andato guastando. È il modello americano senza le sue salvaguardie, anch'esse del resto fortemente attenuate dopo l'11 settembre: il presidente Bush, che da un anno non ha più con sé né il paese né il Congresso, continua a condurre una guerra illegale e mortale all'Iraq, ne agita un'altra all'Iran, e appoggia le più folli avventure di Israele contro Gaza, tirando dritto fino alla scadenza del prossimo novembre. Chissà che un'azione di al Qaeda non lo confermi. Lui o un altro repubblicano, mentre i democratici si dilaniano in infinite primarie.Questa sarebbe la democrazia «modernizzata» che hanno in testa anche politici molto diversi, come Berlusconi e Sarkozy, Putin e Veltroni. Il cui slogan è non per caso: semplifichiamo. Un parlamento è troppo complicato in una società divisa. Semplifichiamolo. L'ideale è arrivare a due capi assoluti con maggioranze assolute. Due condottieri. Due prìncipi. Prìncipi repubblicani, s'intende. Nel senso che durano cinque anni salvo riconferma.Un capovolgimento del senso della Costituzione del 1948 e dei sommovimenti che l'avrebbero radicalizzata. Non è un evento giuridico, una vicenda delle culture del diritto. Qualcosa di più forte di esse le ha minate nel profondo perché si vada concludendo a questo modo quella che speranzosamente è stata chiamata «la transizione italiana» dalla prima alla seconda Repubblica. La quale si affaccia ben deforme. C'è da interrogarsi perché sia andata così e quali ne possano essere ancora i ripari. Quel che è certo è che, piaccia o non piaccia, l'estrema sinistra, fra cui Negri, avevano veduto giusto: sugli stati ha prevalso la forza cogente delle proprietà e dei capitali internazionali diventati giganti con la globalizzazione, che non incontra più freni né correttivi nei poteri politici. Ne è stata aiutata e li depotenzia. Messa in causa la loro base di massa nelle figure del conflitto di classe, di sesso, di dominio sulla sfera etica, i leader europei sembrano apprendisti stregoni che non poggiano più che sui loro stessi esorcismi. Mentre alle masse sembra non restare che la protesta o la rivolta, mancando qualcosa di più, a partire da una preliminare e condivisa ricomposizione degli interessi. Che sia finita un'epoca più di quanto ci siamo finora resi conto è confermato dalla battuta di Gianfranco Fini che, per sbeffeggiare la Repubblica nata nel 1945, ha proposto di chiamare giorno della Liberazione quel 13 aprile che presume giorno di vittoria del Popolo delle Libertà. A mettere un alt occorre un sussulto di coscienza, di cultura. Al quale sta chiamando soltanto la Sinistra Arcobaleno, povera sinistra un po' malconcia, ma la sola a ragionare.

mercoledì 5 marzo 2008

Il programma della Sinistra Arcobaleno

1. Dignità e diritti nel lavoro: la sicurezza
Ogni giorno in Italia muoiono in media 4 persone mentre lavorano. Grazie a una legge voluta dal Governo Berlusconi si può lavorare anche 13 o 14 ore al giorno e spesso per lavorare occorre rinunciare ai propri diritti. Siamo arrivati al paradosso che il lavoro è pagato a prezzi orientali e le merci così prodotte vengono vendute a prezzi occidentali.La Sinistra l’Arcobaleno propone: una legge che fissi la durata massima del lavoro giornaliero in 8 ore e in 2 ore la durata massima degli straordinari; l’immediata approvazione dei decreti attuativi del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro e quindi più controlli e più certezza e severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme.

2. Dignità e diritti nel lavoro: lotta alla precarietà
I lavoratori e le lavoratrici precarie nel nostro Paese sono oltre 4 milioni. È precarietà di vita, non solo di lavoro. La Sinistra l’Arcobaleno propone di superare la legge 30 e di affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato come forma ordinaria del rapporto di lavoro; di rafforzare la tutela dell’articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati; di cancellare dall’ordinamento le forme di lavoro co.co.co, co.co.pro e le false partite IVA.

3. Dignità e diritti nel lavoro: salari, fisco e redistribuzione del reddito
Nel 2003 ai lavoratori toccava il 48,9% del reddito prodotto nel Paese, nel 1972 era il 59,2%. Oggi la quota dei redditi da lavoro dipendente è ulteriormente diminuita. Secondo i dati della Banca d’Italia, dal 2000 al 2006 prezzi e tariffe sono notevolmente aumentati e i salari sono rimasti invariati. La Sinistra l’Arcobaleno vuole fissare per legge il salario orario minimo per garantire una retribuzione mensile netta di almeno 1000 euro; propone un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale; propone di elevare le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti. La Sinistra l’Arcobaleno vuole introdurre, come avviene in tutta Europa, un reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi. La Sinistra l’Arcobaleno propone di diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassi portandoli dal 23 al 20%, contemporaneamente di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%, di redistribuire il reddito ai lavoratori e alle lavoratrici attuando immediatamente quanto previsto dalla Finanziaria di quest’anno, che destina loro tutto l’extragettito maturato.

4. Laicità: lo spazio di libertà per tutti
Nei Paesi europei più avanzati, e non solo in Europa, i fondamentali diritti della persona sono tutelati e garantiti da una legislazione che ne salvaguarda la sfera personale, nel rispetto della libertà di scelta di ciascuna e di ciascuno. Da noi non è così. La Sinistra l’Arcobaleno afferma l’uguaglianza sostanziale dei diritti delle persone omosessuali e propone il riconoscimento pubblico delle unioni civili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che ognuna e ognuno abbia il diritto di decidere del proprio corpo e della propria vita e propone una legge sul testamento biologico.

5. Libertà e autodeterminazione femminile
Nemmeno negli anni ’70 l’attacco alla libertà delle donne è stato tanto feroce; addirittura c’è chi propone una moratoria contro l’aborto chiamando “assassine” le donne. La Sinistra l’Arcobaleno propone interventi affinché la legge 194 sia applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori e introducendo in via definitiva la pillola RU 486 come tecnica non chirurgica di intervento che può essere scelta dalle donne; una nuova legge sulla fecondazione assistita per eliminare gli ingiusti divieti della legge 40, lesivi della libertà di scelta delle donne e del diritto costituzionale alla tutela della salute; una norma che persegua tutte le forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

6. La pace, il disarmo
L’Italia è al 32° posto per la ricerca scientifica e al 7° posto nella classifica mondiale delle spese in armamenti. Con i soldi spesi per comprare un solo caccia Euro Fighter si potrebbero costruire 100 asili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che vada pienamente attuato l’art. 11 della Costituzione. L’Italia non deve più partecipare a missioni al di fuori del comando politico e militare delle Nazioni Unite. Vanno tagliate le spese per gli armamenti ed avviata la riconversione dell’industria bellica applicando la legge 185. Vogliamo una legge per la messa al bando delle armi nucleari dal nostro Paese. Siamo contrari alla costruzione della nuova base militare a Vicenza ed è necessaria una Conferenza nazionale sulle servitù militari per rimettere in discussione tutte le basi della guerra preventiva presenti sul nostro territorio. Serve una nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo.

7. Proteggere il pianeta: un Patto per il clima
Contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici è fondamentale per garantire una speranza di futuro all’umanità: senza adeguate misure ci saranno rischi certi per la salute e l’ambiente. La Sinistra l’Arcobaleno rifiuta il nucleare e propone che entro il 2020 si superi il 20% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e che le emissioni siano ridotte del 20%; un grande investimento pubblico in pannelli solari su tutti i tetti delle case e degli edifici pubblici. L’acqua è un bene comune e come tale deve essere pubblico. La Sinistra l’Arcobaleno propone la ripubblicizzazione dei servizi idrici, una legge quadro sul governo del suolo e l’inasprimento delle pene contro i reati ambientali e le ecomafie.

8. Le “Grandi Opere” di cui il Paese ha bisogno
Sono necessari grandi investimenti per una diversa qualità dello sviluppo e una buona occupazione. Queste sono le nostre “Grandi Opere”: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e da quello idrogeologico; investimenti per migliorare i servizi di trasporto per i pendolari e la mobilità nelle città con nuove metropolitane, linee tramviarie e mezzi a energia pulita. Nei prossimi 5 anni 1000 treni per i pendolari. Vanno abbandonati progetti inutili e dannosi come il Ponte sullo Stretto, il Mose a Venezia, la TAV in Val di Susa, a favore di interventi su nodi ferroviari urbani, infrastrutture ferroviarie nel Mezzogiorno e potenziamento dei valichi alpini. Investimenti sul trasporto merci su rotaia e sulle autostrade del mare. Riduzione della produzione dei rifiuti, forti investimenti nella raccolta differenziata, misure concrete per il riciclaggio, impiego delle tecnologie più moderne ed avanzate.

9. Il diritto alla salute e le politiche sociali, indice di civiltà
L’Italia destina alla spesa sociale solo il 2,7% del PIL. In Germania, ad esempio, alla spesa sociale viene destinato l’8,3%. Il fallimento e la crisi dei sistemi che hanno introdotto il mercato nella sanità sono la dimostrazione ulteriore che solo il sistema sanitario pubblico e universalistico può dare risposte al bisogno di salute. La Sinistra l’Arcobaleno propone di adeguare il fondo sanitario nazionale al livello europeo, superare definitivamente i Ticket e le liste di attesa, inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali del sistema sanitario. La Sinistra l’Arcobaleno propone una legge sulla non autosufficienza finanziando un fondo nazionale per almeno 1,5 miliardi di euro, l’aumento del fondo nazionale per le politiche sociali e l’indicazione di livelli essenziali delle prestazioni per eliminare la divaricazione fra regioni ricche e povere. La Sinistra l’Arcobaleno lancia un piano di asili come cardine della rete dei servizi per le bambine e i bambini.

10. La casa è un diritto, non una merce
Dopo un ventennio di politiche di privatizzazione e deregolamentazione del mercato delle locazioni, il costo degli affitti raggiunge oggi il 50% del reddito e anche più e gli sfratti di chi non ce la fa a pagare i canoni sono diventati il 70% del totale. L’Italia spende per la politica sociale della casa un decimo dell’Europa. La Sinistra l’Arcobaleno afferma che non ci possano essere sfratti se non da casa a casa, propone un piano nazionale per l’edilizia sociale a cui destinare 1,5 miliardi di euro, che porti l’Italia al livello europeo, modificare la legge 431/98, abolendo il canale libero. Vogliamo costituire un fondo a sostegno della ricontrattazione dei mutui di chi ha acquistato la prima casa e rischia di perdere l’alloggio ed eliminare l’ICI sulla prima casa non di lusso per i redditi medio-bassi.

11. Convivenza, inclusione, cittadinanza
Gli immigrati in Italia sono quasi 4 milioni, incidono per il 6,1% sul PIL, pagano quasi 1,87 miliardi di euro di tasse. Sono lavoratrici e lavoratori indispensabili per la nostra società, ma sono esclusi dall’accesso a molti diritti. La normativa attuale impedisce l’ingresso legale nel nostro Paese, creando clandestinità e sottoponendo donne e uomini migranti ad una condizione di sfruttamento e precarietà estrema. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene indispensabile l’abolizione della legge Bossi-Fini, e l’approvazione di una nuova normativa che introduca l’ingresso per ricerca di lavoro, meccanismi di regolarizzazione permanente, il diritto di voto alle elezioni amministrative, la chiusura dei CPT, una legge sulla cittadinanza sulla base del principio dello jus soli.

12. Istruzione, formazione, università e ricerca: le vere risorse per il futuro
Gli iscritti e le iscritte alla scuola italiana di ogni ordine e grado sono 7.742.294, le risorse destinate all’istruzione e la formazione sono pari al 3,5% del PIL e non aumentano da molti anni. Nel nostro Paese gli investimenti in università e ricerca rappresentano l’1,1% del PIL contro l’1,87% dell’Europa a 25, il 2,7% degli USA, il 3,15% del Giappone. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene la laicità della scuola pubblica fondamentale a partire dal rispetto rigoroso del principio che le scuole private sono libere, ma senza oneri a carico dello Stato. La Sinistra l’Arcobaleno propone la generalizzazione della scuola dell’infanzia, l’estensione del tempo pieno e prolungato, l’innalzamento dell’obbligo scolastico da fare nella scuola e da portare progressivamente a 18 anni; la valorizzazione del ruolo dell’insegnante come intellettuale educatore. La Sinistra l’Arcobaleno propone di aumentare l’investimento pubblico in alta formazione e ricerca, nel corso della prossima legislatura, per raggiungere la media dei paesi OCSE; di rinnovare il sistema università e ricerca, anche con il reclutamento di 3000 giovani ricercatori l’anno per i prossimi 5 anni; di estendere il diritto allo studio elevando a 20.000 euro il limite di reddito per aver diritto alla borsa di studio.

13. Tagliare i privilegi, difendere la democrazia
La questione dei costi della politica non può essere separata dalla condizione generale del Paese: crescono le diseguaglianze e crescono i privilegi. E crescono anche gli intrecci tra affari e politica a partire dalle regioni meridionali ma non solo. La Sinistra l’Arcobaleno propone la riduzione del numero di parlamentari e di consiglieri regionali. La retribuzione dei parlamentari italiani non deve essere superiore alla retribuzione media dei parlamentari degli altri Paesi europei. È necessaria una legge che sottragga ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici, che stabilisca criteri che le Amministrazioni devono rispettare per garantire l’interesse pubblico e i principi del merito.

14. Una informazione libera, pluralista, democratica
L’Italia in questi anni è stata messa più volte sotto accusa dall’Unione Europea per carenza di pluralismo nell’informazione. Secondo l’ultimo rapporto USA sulla libertà di stampa, il nostro Paese occupa il 61° posto. La Sinistra l’Arcobaleno propone l’abrogazione della “Legge Gasparri” e l’approvazione di una vera legge di sistema che imponga tetti antitrust e impedisca posizioni dominanti nelle comunicazioni e nell’industria culturale. È assolutamente indispensabile approvare una vera legge sul conflitto di interessi.